Progetto

Rhêmes-Notre-Dame · Risanamento conservativo di fabbricato

Risanamento conservativo di edificio storico. In località Pont, un fabbricato storico in muratura di pietrame e malta viene oggetto di un intervento di risanamento conservativo focalizzato sulla funzionalità e sulla permanenza nel tempo: rifacimento e recupero della copertura, consolidamento dei solai e risoluzione delle infiltrazioni nelle murature controterra. La strategia è conservare quanto possibile delle strutture lignee e lapidee, correggendo le cause del degrado (acqua, manto di copertura compromesso, giunti non compatibili) e introducendo miglioramenti energetici compatibili con il carattere del manufatto.

Scheda

  • Luogo · Rhêmes-Notre-Dame (AO), Loc. Pont
  • Oggetto · Risanamento conservativo: copertura in lose e struttura lignea; consolidamento solai; drenaggi e trattamento murature interrate; ripristino facciate; adeguamenti localizzati a fini abitativi
  • Fase · Progetto definitivo
  • Committente · Proprietà privata (più unità)
  • Team · Arch. Francesca Carpinello (progetto)
  • Anno · 2008

Contesto

Pont · un edificio stratificato tra pendenza, strada e clima di quota

L’edificio è inserito in zona A7 del PRGC e classificato come “edificio documento A3”. Il corpo principale in muratura portante (pietrame e malta) è affiancato da altri volumi sviluppati nel tempo; la pendenza del terreno determina un numero diverso di piani fuori terra tra i diversi corpi. La copertura unitaria a due falde conserva tracce cronologiche rilevanti, con una trave di colmo datata 1663 per il tetto originario e 1818 per un successivo ampliamento.

La criticità principale non è un dissesto strutturale diffuso, ma l’accumulo di degrado legato all’acqua: manto in lose molto compromesso, infiltrazioni prolungate su porzioni della travatura (in particolare in area sud-ovest) e infiltrazioni nelle murature controterra sul lato ovest, aggravate da ristagni di neve e acqua in prossimità della strada.

Programma

Mettere in sicurezza e riattivare: tetto, solai, murature interrate e fronti

Il programma d’intervento nasce da esigenze condivise tra più proprietà: recupero e adeguamento della copertura; consolidamento dei solai lignei, originariamente dimensionati per carichi e usi diversi; eliminazione delle cause di infiltrazione nelle murature interrate tramite scavi, drenaggi e finiture traspiranti; risistemazione dei prospetti interessati da ruscellamenti e da giunti non compatibili (malte cementizie).

In modo selettivo, una parte del fabbricato viene inoltre adeguata a fini abitativi (realizzazione/riordino di unità, aperture e distribuzioni), mantenendo come impostazione generale la conservazione delle strutture esistenti e l’intervento “per necessità”, non per sostituzione indiscriminata.

Strategia spaziale

Interventi mirati, continuità delle parti: conservare lo schema e rinforzare l’uso

La strategia parte dal mantenimento della “macchina” edilizia esistente (murature portanti spesse 70–100 cm, solai lignei a singola orditura, copertura articolata su orditure principali e secondarie), intervenendo dove le prestazioni non sono più coerenti con l’uso: irrigidimento dei solai tramite soletta collaborante e connessioni, collegamento ai pannelli murari con spillature metalliche e correzione puntuale delle luci più critiche.

Sul tetto, la conservazione della carpenteria guida le scelte: si smonta, si pulisce e si tratta l’esistente, si valutano le sezioni resistenti e si integra solo dove necessario. La coibentazione viene impostata come “pacchetto” riconoscibile e tecnicamente controllato, evitando soluzioni eccessivamente distruttive e lavorando sul bordo e sugli sporti per mantenere coerenza tra lettura costruttiva e prestazione.

Spazio aperto

Acqua e neve come “progetto”: drenaggi e protezione delle murature controterra

L’intervento sulle murature interrate si concentra sull’allontanamento dell’acqua dal paramento: scavo perimetrale nei tratti interessati, applicazione di intonaco traspirante e idrorepellente a base di calce idraulica naturale e inerti dolomitici, posa di tubi microfessurati in polietilene ad alta densità come collettori e geocomposito drenante verticale per proteggere gli strati e ridurre l’intasamento.

Dove necessario, è prevista anche la possibilità di ampliare la base fondale con nuove travi in cemento armato in aderenza, collegate alla muratura tramite barre e iniezioni, come intervento compatibile con scavi meno profondi rispetto a sottomurazioni estese.

Materiali e immagine

Pietra, legno, lose: compatibilità dei materiali e ripristini “a calce”

La materia del fabbricato è quella della costruzione tradizionale: murature in pietrame e malta, solai e copertura in legno, manto in lose. Il progetto lavora per sottrazione e compatibilità: rimozione di superfetazioni incongrue (corpi leggeri e tettoie in lamiera), recupero delle lose dove possibile e ripristino del manto, trattamento antiparassitario delle strutture lignee e integrazioni solo sulle porzioni degradate o sottodimensionate.

Sui fronti, la strategia è rimuovere le malte cementizie non idonee e ripristinare giunti e finiture con malte a base di calce idraulica naturale, mantenendo traspirabilità e riducendo i fenomeni di degrado legati al ruscellamento e allo scambio igrometrico bloccato.

Energia e comfort

Isolare senza “cancellare” il muro: pacchetto tetto e termointonaco

Il miglioramento energetico viene affrontato come equilibrio tra prestazione e rispetto del manufatto. Per la copertura si valuta un pacchetto coibentato in estradosso, preferendo soluzioni che non impongano tagli distruttivi alla carpenteria e che rendano leggibile l’addizione tecnica; i dettagli includono strati traspiranti, isolante in più strati e controllo del vapore secondo i nodi di tavola.

Per le murature, la relazione confronta diverse ipotesi di trasmittanza. La scelta progettuale privilegia l’intonaco isolante minerale (calce idraulica naturale, perlite e silice espansa), più gestibile nei punti critici e meno “regolarizzante” rispetto a sistemi a secco, mantenendo la percezione delle asperità del muro e riducendo il rischio di condense interstiziali.

Accessibilità e durata

Durata come requisito: prevenire il degrado e rendere manutenzionabile

La durabilità è trattata come requisito tecnico: eliminazione delle cause delle infiltrazioni (copertura e drenaggi), ripristino di materiali compatibili (calce, finiture traspiranti) e rinforzi strutturali che riducono deformabilità e aumentano rigidezza senza stravolgere l’impianto. La logica è rendere la struttura ispezionabile e manutenzionabile nel tempo, riducendo i punti fragili dove l’acqua innesca marcescenze e degrado dei giunti.

In un quadro multi-proprietà, gli interventi vengono distinti tra parti comuni (copertura) e opere legate alle singole esigenze (solai, facciate, adeguamenti abitativi), facilitando una gestione per fasi e una ripartizione coerente delle responsabilità operative.

Dati principali

Numeri di riferimento (Progetto definitivo)

  • Classificazione urbanistica · Zona A7 PRGC · “Edificio documento A3”
  • Corpo principale · rettangolo circa 12,0 × 9,5 m
  • Murature · spessore indicativo 70–100 cm (pietrame e malta)
  • Copertura · due falde principali + innesto a ovest; trave di colmo datata 1663 e 1818
  • Solai · legno a singola orditura; rinforzo con soletta collaborante (sp. ~5 cm)
  • Elementi emergenti · 5 teste camino